Secondo il noto sociologo Zygmunt Bauman la tarda modernità non produce solo rifiuti, intesi come oggetti che dopo il loro uso ed un certo tempo (spesso brevissimo) diventano spazzatura, ma anche rifiuti umani, persone che escono dal ciclo produttivo e diventano in qualche modo dei parassiti per la società, persone che non sono ne produttori ne consumatori. E per questo rifiuti.
Il sociologo, nel suo saggio Vite da Scarto, individua tre tipologie di persone che nella modernità stanno soccombendo, diventano di fatto rifiuti umani: la “Generazione X”, “i migranti per motivi economici” e “i richiedenti asilo”.
I primi rifiuti individuati sono i giovani nati negli anni Settanta, la cosiddetta Generazione X. È l’esercito dei lavoratori precari, coloro che hanno dovuto abbandonare per sempre la certezza del posto fisso e fare dell’incertezza il life motiv della loro vita.Tra le persone improduttive, dei non-consumatori, dei rifiuti umani, sono presenti anche quelli che Bauman definisce come “i migranti per motivi economici”. Costoro sono, ancor prima della Generazione X, i primi ad aver attraversato il confine che segna lo spartiacque tra chi è “dentro” la società moderna e chi ne è “fuori”.
Bauman coglie un paradosso storico: in passato i paesi cosiddetti in via di industrializzazione scaricavano la popolazione in esubero in quei territori sottopopolati e in cui la modernizzazione non era stata ancora avviata. Si eliminava così a monte qualsiasi problema di disequilibrio socio-economico che tale popolazione non produttiva poteva creare alle società avanzate. Ora che non esistono più aree “vergini” in cui poter scaricare i rifiuti umani, perché la modernizzazione è arrivata anche lì, si verifica un paradosso: i paesi che accoglievano i rifiuti umani sono ormai diventati moderni ed industrializzati e, in quanto tali, producono rifiuti umani che, a loro volta, si riversano di nuovo verso i primi paesi industrializzati. È un circolo vizioso figlio della globalizzazione.
Il concetto di sovrapopolazione viene così ribaltato dal sociologo inglese: la cosiddetta bomba demografica – spesso evocata dai governi dei paesi industrializzati a mo’ di spauracchio – che starebbe per esplodere nei paesi in via di sviluppo è in realtà già esplosa nei paesi moderni e tecnologicamente avanzati. La densità abitativa, ad esempio, è molto maggiore in Europa che in altri paesi in via di sviluppo e può essere sostenuta solo perché vengono importate risorse di ogni genere da altri paesi.
L’ultimo affondo, però, il sociologo inglese lo riserva a chi nella moderna società non è uno scarto, ma un produttore di reddito ed in quanto tale anche e soprattutto un consumatore. Nel capitolo finale di Vite di scarto dedicato alla “cultura dei rifiuti”, il sociologo analizza la civiltà moderna, una “civiltà dell’eccesso, dell’esubero, dello scarto e dello smaltimento dei rifiuti”.
Bauman scopre un nervo centrale della nostra vita, quello relativo ai consumi che altro non sono che il soddisfacimento dei sempre più frenetici desideri di possesso di cui che vengono sempre più rapidamente sostituiti da altri desideri, in un vortice senza fine. Un processo che produce inevitabilmente rifiuti.

Zygmunt Bauman
Vite di scarto
Laterza, 2007 (sesta edizione)
Traduzione: M. Astrologo
Collana: Economica Laterza
Pagine: 172
Prezzo: € 9,00

Carmine Treanni

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